
Chiuso. Involuto in cumuli di carne strisciante. Gli sorse un grido dalle profondità del plesso solare. Con le braccia scaraventò tutti lontano.
I corpi degli altri erano diventati come manichini non appena li ebbe toccati. Quegli altri sparuti caowboy, sconosciuti ma così intimi, risucchiarono all'istante le loro anime dai corpi digitali, lasciarono tristi e magre guaine vuote, prive di sguardo.
- Shi Huang, perché lo hai fatto? - tuonò la tenebra, severa e materna.
- Ormai sei lontano, uomo, lontano da tutto. Con questo gesto hai respinto quella sola possibilità che tutto andasse in modo differente, hai respinto la commistione con bolle di individualità aliene solo per un ostinato senso di autoconservazione, Shi Huang. Come sempre questa è la tua pièce, e viene da lontano, altrove. Sei schiavo del tuo mito di fondazione, sei una fenice che rinasce ogni volta uguale, da quanto tempo le cose non oscillano in modo inaspettato?
Shi Huang non proferiva parola. Negli occhi una scintilla; lontana, dietro il cristallino, sotto l'iride, a fianco della retina, forse non c'era.
- Non hai quasi più nulla, Shi Huang, di ciò che ti rende umano, ma privato anche di quest'ultimo lampo non diventerai asceta, non toccherai alcun pensiero puro distaccandoti dalla tua filogenesi.
- Piuttosto ascolta l'impatto dello straniamento. Lascia galoppare la dinamica dei tuoi scismi.

