Thursday, December 28, 2006
THE END
(...) P.B. non accettava tutto questo; la sua vita era votata al totale smarrimento della lucidità e alla cattiveria. Energia negativa. Tenebra. P.B. aveva lottato per avere una seconda possibilità.
P.b. osservava il riflesso del proprio occhio negli occhiali da presbite che la vecchiaia gli aveva messo indosso; aveva paura, e provò disgusto per se stesso: Quel suo corpo cadente e secco era ancora sorretto da uno spirito bambino, dallo spirito di quel bambino violentato dagli eventi e che aveva cercato di dimenticare. Era un vecchio cattivo. Non aveva avuto il coraggio di lasciare che l'imprinting di violenza che aveva ricevuto diventasse il suo destino. Ma questo lo aveva atteso come un'incombenza. Non ce l'aveva fatta; non era cambiato. La sua identità aveva un cancro.
P.B. continuava ad osservare la paura nel riflesso del proprio occhio. Era vecchio, ma era in salute. Sarebbe vissuto ancora diversi anni.
Monday, December 25, 2006
XXX-MAS TAIL
Sono nudo, mio Signore. Sono nudo davanti a te, come quando mi creasti. Ed ho una visibilissima erezione. Un essere muscoloso e guizzante di salute, forte come la liquirizia. Signore, attendo il mio regalo, portato da un uomo su un carro trainato da cavalli d'argento, scintillanti e fieri.
Mi svegliai di soprassalto con cristalli di sale negli occhi. L'aria era pesante di un tanfo dolciastro di carne morta. Il sonno era stato carico di acidità onirica che gli perforava la bocca dello stomaco. A volte l'illusione umana del tempo che trascorre si congela e un individuo ha la possibilità di vedersi con occhi altrui; P.B. aveva lottato una vita intera per riuscire ad arrivare a quel momento immacolato, poiché aveva il terrore di accorgersi di aver sbagliato tutto e di non avere più tempo per rimediare. La sua era stata una lotta immane per un obiettivo apparentemente semplice: deviare il corso della propria esistenza, inserirsi in un continuum di causa-efetto differente, perché il suo orgoglio, quella protiberanza bruciante all'inizio dell'esofago, non gli permetteva di accettare il passato di ingiustizie che aveva subito. Nel fare questo si era accorto che ogni individuo è praticamente schiavo della propria identità e che questa non fa altro che richiamare in gioco le forze che concludono negli stessi fallimenti, nelle medesime ingiustizie. Ogni uomo vive ciclicamente il mito della propria esistenza. (to be continued)
Wednesday, December 13, 2006
NARCISO
Camminava. Vedeva lo scenario di fabbriche dismesse scivolare come un passo veloce. Il suo essere era espanso. Con le cuffie nelle orecchie sentiva il peso delle ere sulle spalle e nell' RNA. Nel ribosio era scritta la storia; e ora la storia era lì, lì con lui. Un passo affrettato può significare molte cose: fretta, ad esempio. O paura, anche. O non sentire il tempo. Solo il ritmo della musica nelle orecchie. Violoncelli suonati da Satana in diabulo. E le radici degli edifici abbattuti emergenti dal terreno. Non ricordava nulla di sé, ma conosceva benissimo il nome dei suoi antenati.
Camminava su un letto acceso di foglie di ginko, e lo vedeva scivolare indietro come un passo veloce. Non riusciva ad avere una gestione realmente economica delle sue finanze. Non aveva nemmeno molto rispetto per sé, forse. Ma aveva amato. Sapeva di aver amato, dio solo sa quanto. Nell'oblio delle immagini si sarebbe ritrovato. Lì si sarebbe ricontratto. Aveva amato molto. E carnalmente aveva desiderato il riflesso incompleto della propria figura.
Wednesday, December 06, 2006
WHISPERED LULLABY
Dunque questo significa morire. Morire suicida. Una morte alla moda; l'estremo ricatto per il mondo. Nel modo più elegante: una lieve pressione sulle vene dei polsi con una lama fredda e bene affilata. Garantisce un tempo sufficiente a generare delle ultime riflessioni e fa sì che il tuo cadavere non risulti imbruttito. Avrò la pelle d'avorio tra qualche minuto; del mio colorito olivastro non rimarrà traccia.
La vita non mi è passata davanti; quanti lo sostengono mentono. Invece sto scoprendo che morendo si sperimentano sensazioni ed emozioni che non sono lontane da quelle che ho provato alcune volte, in minuti di cristallo. Il freddo; più scorre il tempo e più fa freddo. Come quando giochi nella neve. E capita che ci giochi da bambino e capita anche che ci giochi da adulto, ripensando a quando ci giocavi da bambino e pensando che non è sbagliato tornare un po' indietro con gli anni. Quando ha nevicato il mondo mi ha permesso di ritornare bambina.
Una sensazione di conforto nel mare di odio; il dolore non è altro che una variabile umana. Soggettivamente è mostruoso, però. E l'odio che ho avuto per me stessa mi ha portato a rinunciare per anni alla Vita Comune, ritirandomi nella mia follia. E quando ho capito di poterne uscire, mi sono accorta che eravate tutti invecchiati. Troppo avanti per me.
Il silenzio; c'è un silenzio frastornante nella mia testa. Come quando senti l'autostrada in lontananza. Un ronzio nei timpani e il cuore che aumenta il battito per irrorarmi del sangue che sto perdendo. Amo il mio organismo. Lui vuole vivere. Sono un contadino che uccide un gatto neonato. Il mio organismo è piccolo; provo tenerezza per il suo essere attonito di fronte alla morte.
La paura. Perché la morte non la conosco. Ma è come un primo appuntamento. Come quel primo appuntamento in cui siamo usciti e abbiamo parlato per ore sospesi a mezz'aria; e poi abbiamo fumato e ci siamo baciati. Avevo paura di non piacerti. E mi sentivo indifesa. Ma io ora so che mi odiavo anche allora. Scusa se sono una traditrice.
Sono stanca; molto stanca. Come tante volte. Ho provato poco fà a gridare aiuto; ma ero troppo debole. Ho sognato tante volte di gridare aiuto e di non emettere alcun suono. Ero convinta che potesse capitare solo in sogno, ma ora so che può succedere davvero; e non mi pento che nessuno mi abbia sentita.
Vi dico addio. E vi chiedo di ricordarmi, a me che ho fatto di tutto per lasciare un segno indelebile nella vostra memoria.
Vi amo. E amo questo mondo, con le sue giornate che sono così cariche di bellezza commovente.
Sunday, December 03, 2006
TRASH-FETISH

Na Mu Myo Ho Ken Ge Kyo
Na Mu Myo Ho Ken Ge Kyo
Na Mu Myo Ho Ken Ge Kyo
Se mi chino so che vedi il mondo, Redhead, e che non lo puoi più mollare. Dammi un attimo di servitù - e, credimi, non riuscirò più a stare in piedi.
Na Mu Myo Ho Ken Ge Kyo
Na Mu Myo Ho Ken Ge Kyo
Na Mu Myo Ho Ken Ge Kyo
Gioca con me ad essere il mio fratellino minore, Freccia sulla schiena, e non dimenticarti l'espiazione del peccato di sangue. I tuoi fluidi capelli ne ho divorati a quantità e ora tocca alla tua corporalità discreta.
Na Mu Myo Ho Ken Ge Kyo
Na Mu Myo Ho Ken Ge Kyo
Na Mu Myo Ho Ken Ge Kyo
Subscribe to:
Posts (Atom)
