Tuesday, January 22, 2008

ALLONTANAMENTO-Void



Si accorse della presenza di un ragazzo, qualche sedile più in là sulla sua stessa fila. Non si era accorto del momento in cui era salito, poteva essere stato da sempre seduto vicino a lui, per quanto ne sapeva quel ragazzo poteva aver sentito ognuno dei suoi pensieri.
Dava tutta l’impressione di essere uno di quegli adolescentuli Nu Ravers, a giudicare dai colori sgargianti dei vestiti a stracci che indossava. Uno dei tanti ragazzini dei Livelli Alti che nella noia consumistica si distraevano commettendo atti di vandalismo privo di qualsiasi creatività. Per la maggior parte erano sempre fatti di K.E.T.A. o sostanza M, con effetti disastrosi sui loro sistemi limbici e memorie a breve termine; forse anche il nichilismo che li contraddistingueva era un effetto collaterale di derivazione chimica.
Si rese conto improvvisamente di essere troppo adulto. Di non riuscire a capire cosa muovesse quel ragazzino, apparentemente privo di motivazioni. Shi Huang lo guardava in continuazione, di sfuggita, lateralmente o riflesso nel vetro del finestrino che aveva davanti a sé. Il ragazzo ascoltava musica nel suo Black Mirror con gli occhi chiusi.
Può darsi che abbia un po’ di metildiossimetanfetamina, pensò Shi Huang, metil dall’effetto empatizzante ed euforizzante, ideale per la meditazione da connessione alla matrice. Si avvicinò scivolando sui sedili. Si sentì estremamente goffo.
- Scusa, ehi! – il ragazzino non rispondeva, la musica nelle cuffie era altissima. Shi Huang si trovò nella spiacevole condizione di non sapere se scivolare indietro, con il rischio che quello aprisse gli occhi e vedesse in lui movimenti loschi e si agitasse, o se continuare a rimanere lì, sperando che si accorgesse della sua presenza.
Ognuna delle due soluzioni gli sembrava ugualmente inutile, in ogni caso il ragazzino ne avrebbe ricevuto la sensazione che quel tizio dai tratti orientali fosse un ridicolo trentenne dai modi strambi. Ed era esattamente ciò che Shi Huang temeva che accadesse.
Si sorprese a fissare se stesso nel riflesso del finestrino; non aveva segni di decadenza sul viso. In fondo sarebbe potuto sembrare più giovane di quanto non fosse in realtà, anche se sentirsi così impacciato gli faceva sentire di avere centinaia di anni, ma in fondo era una sensazione che conosceva da sempre, indipendentemente dall’età, legata più che altro alla distanza che sentiva di aver preso dalla bolla della realtà, dal mondo, dalla complessità, e dal marciume del caos di Metropolis.
Ma poi si riebbe. Erano i trucchetti della Formazione sul condizionamento emotivo e caratteriale. In un istante recuperò una sensazione più coerente e calma di sé.
Le porte si schiusero, Shi Huang lo toccò sul braccio. Il ragazzino aprì gli occhi. Scese.

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