Aprendo la porta la piccola stanza era stata invasa di luce, la ragazza ebbe un moto di disgusto per il forte odore di rifiuti umani acidi, tanto da farle lacrimare gli occhi. Vide il prigioniero steso sulla branda approntata per il sonno, il suo sguardo era fisso nel vuoto, aveva un accenno di sorriso ebete agli angoli della bocca.
Pasiòn provò pietà per le condizioni dell'uomo. Dietro la magnificenza di quel nome, Skull, dietro l'importanza dell'idea di quella persona non si celava altro che un corpo ignobile, come in ogni altro essere umano.
Si avvicinò all'uomo disteso, si posò sopra di lui e gli mise un braccio dietro la schiena, per metterlo seduto. La ritualità dei movimenti illuminava i suoi gesti di una grande dolcezza materna.
Riempì una bacinella d'acqua, e la pose sotto i piedi di Skull. Gli levò i calzari, l'uomo sembrava privo di coscienza, o comunque altrove con lo spirito. A contatto con l'acqua fredda ritrasse i piedi, ma lei li bloccò con una mano, e li ricondusse verso la bacinella. Con la mano libera raccolse nel palmo dell'acqua, e la lasciò cadere sulle caviglie; l'acqua scivolava sul tallone, produceva un rumore fresco e delicato.
- Skull, noi ora parleremo.
Wednesday, October 22, 2008
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