I pensieri erano cattedrali. Gli balenavano in continuazione istanti di luce davanti agli occhi. Aveva sete. Gli arti erano rami secchi, fibre sottilissime e nodose. L'odore di escrementi era fortissimo e variegato.
Non si era ancora fatto vivo nessuno. Il mondo sembrava andare avanti senza di lui come se la sua scomparsa fosse del tutto normale. Non era possibile che lo avessero dimenticato lì. Forse era semplicemente morto. Stava sognando, nell'ultimo sogno che è attività elettrica residua che va spegnendosi progressivamente. Scivolava nel buco nero dello spirito.
Non era in una cassa di legno. Non era nemmeno a Metropolis. Anzi, Metropolis era il frutto di un altro suo sogno, di un qualche sogno precedente, prodotto da sinapsi più energetiche e neuroni più freschi. Un mondo spendido, frutto di una Ratio divina. La matematica priva di approssimazioni. Tre Torri mastodontiche all'interno delle quali brulicavano flussi umani ordinati. La dimostrazione che non c'è relatività, né indeterminazione, la materia era discontinua ed avviluppata nella sfera di Dio stesso.
Qual era dunque la vera realtà? Dove aveva vissuto fino a quel momento? Aveva perso tutti i dati visivi in memoria, lobi occipitali disconnessi, di quella vita sentiva solo gli odori di liquame, e la sensazione di caldo umido addosso. Aveva il corpo pervaso di emozioni che gli rotolavano dentro come topi.
Le sue Torri. Quell'estetica perfetta, degna di ogni regime. Erano bellissime.
Erano un sogno appena passato. Ora i neuroni erano privi di sangue da qualche ora, Metropolis era troppo faticosa da concepire. La cassa era il prodotto onirico di neuroni flosci; ma non esisteva realmente. E presto anch'essa sarebbe diventata troppo difficile da pensare. Troppe variabili, per costruirne una rappresentazione mentale.
Con le ultime scosse di attività cerebrale sarebbe tornato feto. La vita prima del pensiero. Si sarebbe aperto sotto la sua schiena un portale acquoso, e sarebbe scivolato via in un tunnel amniotico. Galleggiando avrebbe visto nell'abisso la luce. La luce fredda del mondo.

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