Il portone degli uffici redazionali del Dipartimento delle Informazioni, di legno massiccio con decorazioni neo-liberty, instillava sempre in chi si trovava davanti una sorta di timore reverenziale. La ragazza rimase incantata qualche millisecondo più del dovuto ad osservarlo, anche dopo che ebbe sentito la scossa nel meccanismo d’apertura.
Sorpassato un metal detector che con il suo campo magnetico fece friggere le onde del Black Mirror acceso, Pasiòn accedette ad una balaustra dalla quale, sotto di lei, poteva vedere l’intera Redazione composta di uomini schierati ai propri Notebook intenti a fissare lo schermo, mentre altri, in piedi, cercavano in flussi disordinati di farsi spazio tra le sedie. Vide tra questi l’uomo che stava cercando, un individuo che da quella prospettiva non sembrava avere nessuna caratteristica notabile, né segno di riconoscimento particolarmente distintivo, poteva apparire tutto fuorché un Rebelde.
Nel risalire dalla capanna di legno il suo Black Mirror, in diretto contatto con i server dei Patriot, trasmetteva su frequenze criptate la foto identificativa dell’uomo che avrebbe dovuto incontrare. Pasiòn ripassò mentalmente diverse volte la fisionomia dell’individuo; quando lo vide non ebbe dubbi.
Si precipitò lungo la scaletta di grate e tubi che portava al piano inferiore, verso gli uffici; l’uomo intanto si allontanava strisciando negli interstizi irregolari tra sedie e scrivanie. Quando lo raggiunse fu sufficiente pronunciare con aria distratta e distaccata una frase convenuta per catturare la sua attenzione.
- Spostiamoci da qui, le mostro gli uffici. – disse lui, portandola verso un altro locale separato da alte vetrate opache. Le pareti dell’open space erano coperte di schermi televisivi che riprendevano le stesse trasmissioni che andavano in onda sulle diverse frequenze ponderate dei Black Mirror. Si trattava di palinsesti che venivano costruiti ad hoc per tipologie di spettatori, a partire dai medesimi programmi e spot pubblicitari. L’idea di base era che non erano tanto i singoli elementi della programmazione ad essere in grado di evocare emozioni nello spettatore – e quindi a rendere più probabile la messa in atto di un certo comportamento previsto – ma la sequenza in cui questi erano messi.
Muovendosi tra quelle persone, la ragazza notò che quasi ritmicamente, a turno, tenendo gli occhi fissi ognuno sul proprio schermo, le persone agitavano le braccia pronunciando qualche frase ad alta voce senza che nessuno sentisse. Quello era ciò che si chiamava un conglomerato di persone. Le sembravano una moltitudine di persone sole.
Quando furono in un luogo appartato e solitario, l’uomo di cui lei non sapeva il nome cercò di arrivare subito al sodo:
- Com’è andata la missione?


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