Sunday, December 28, 2008

ALLONTANAMENTO DELL'EROE-Interruptus




Il riscaldamento del modulo abitativo fu una piacevolissima accoglienza. Fuori tirava un vento molto forte che raffreddava il corpo, correnti ascensionali dell'aria surriscaldata e fetida dei Livelli Bassi che risalivano quasi a spirale lungo le gallerie delle Torri, seguendo itinerari prestabiliti al fine di evitarne l'eccessiva oscillazione. Tutta Metropolis era un'immenso vortice di aria che risaliva costantemente, come risucchiata da qualcosa che l'attraeva verso l'alto, un buco nero, un portale spazio-temporale, Dio.


Le fotocellule rilevarono la presenza di Shi Huang nel flat, le luci si accesero. Sul pannello centrale regolò l'intensità verso toni più caldi, rilassati, come se non avesse voglia in quel momento di vedere la sua intera casa, ma solo alcuni dettagli che gli piacevano. Decise anche di prepararsi un tea, una cosa che non faceva più ultimamente, preso com'era dal lavoro al Dipartimento dell' Informazione e dai pensieri inconcludenti. Aveva bisogno di sentirsi appartato dal mondo in quel momento, l'idea di sentirsi osservato dai suoi stessi impegni e dall'infinità di persone che si aspettavano che li svolgesse lo repelleva; solo silenzio, che in quel caso coincideva con il ronzio elettrico delle lampade al neon. E il vento forte, che faceva attrito sulle vetrate delle finestre.

Così, in solitudine, Shi Huang si prendeva cura della preparazione del tea con fare quasi religioso; inserì un piccolo chip con del credito nella fessura della teiera, attese che l'acqua si riscaldasse; osservava la piastra di metallo incandescente su cui poggiava il bollitore immaginando il moto delle molecole d'acqua che si propagava, energia cinetica in aumento. Non si sentiva come sempre, in quella situazione, anzi gli pareva quasi di avere un life-style quasi attraente, per il semplice fatto di aver trovato del tempo da dedicare ad un'attività completamente inutile, ma totalmente dedicata a sé.

Si immaginò in piedi, con le braccia appoggiate al piano della cucina che sostenevano il busto, permettendo alle gambe si piegarsi alleggerite in un anchement sinuoso. Era da molto tempo che non si sentiva piacevole agli occhi di qualcuno. Ma per allora gli sarebbero bastati i suoi. Si sedette al tavolo, e facendo leva su un piede spinse indietro la sedia. Il suo corpo era tiepido, immaginava che fosse una bella sensazione al tatto. Si infilò una mano sotto la maglietta, le punte delle dita erano ancora fredde ed ebbe la strana sensazione di essere toccato da un'altro.

Il Black Mirror tuonò. Si accese il piccolo schermo con il solito rumore da interferenza, che parve di un volume insopportabile. Una pubblicità, un prodotto di bellezza maschile, gli invase le orecchie, lo privò della concentrazione che aveva raggiunto nel sentire al tatto la propria pelle. Non ascoltava la voce femminile che parlava, vide solo le riprese di un deserto vellutato, ma era troppo innervosito per stare a sentire il nome di quella fottuta crema.

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