Tuesday, May 27, 2008

ALLONTANAMENTO-Amniotika.



Trovandosi in quel luogo, gli parve di essere l'anticorpo di un arto incancrenito. La sensazione di Caos che Skull avvertiva era il segno del male che vi regnava. La parte tumorale dell'arcologia.

Aveva trovato un anfratto buio, al di fuori della strada; ansimava. Sul lungo abito nero, tipico dei congregati religiosi, i custodi delle paure collettive inconscie, si scioglievano nelle pieghe delle piccole onde d'urto; respiri brevi, profondi e veloci. Una debole luce filtrava dall'alto, senza bucare del tutto lo scotoma che lo avvolgeva, l'unica luce nell'ansa di quell'anfratto architettonico; si rifletteva sul capo rasato.

Si guardò indietro, sporgendosi oltre uno spigolo. Ora il suo volto era tornato vitale, perdendo la contrattura del terrore. Scandagliava la strada che si era lasciato alle spalle, adesso con occhi vispi.

Sorrise: non lo aveva seguito nessuno. In quell'espressione si celava qualcosa di inumano, rassomigliava ad un ghigno fiammeggiante.

Sunday, May 11, 2008

ALLONTANAMENTO-Arachnophobia


Scivolava lungo le pareti tenendosi ad esse come se fosse sull'orlo di un precipizio. Probabilmente con l'intento di far diventare il proprio corpo piano. Si guardava alle spalle in continuazione. Skull cercava l'invisibilità.

Il corpetto nero gli stringeva il torace. Cercava di non respirare per non provocare rumore. Aveva come i sensi acuiti dal terrore di incontrare qualcuno. Una sensazione ingiustificata, dal momento che nessuno lo avrebbe riconosciuto. Il complesso del suo muoversi faceva apparire le sue braccia come zampe ricoperte di setole. Otto occhi immobili che scandagliavano qualsiasi cosa attorno si muovesse.

Sentiva odore di muffa inacidita; una freccia alla gola come se inalasse fumo di legno bruciato. I bassifondi gli sembravano un orrido dove l'umanità aveva rotto con se stessa, dimenticando qualsiasi principio su cui si fondasse. In quel posto imperava una non-natura delle cose, una diffusa sensazione di angoscia e straniamento; come costretto nell'umidiccia placenta di un incubo.

Monday, May 05, 2008

ALLONTANAMENTO-Schegge di specchi



Sono serena; mortalmente. Tra poco la mia vita si condenserà in sintesi. Io, che tra i Patriot sono chiamata Pasiòn, sto per portare a termine la mia missione; e non ho idea di ciò che ci sarà dopo. Come se stessi, in fondo, per morire.

La vita che mi scorre davanti agli occhi mi piace.

Ce l'ho fatta, sono riuscita a diventare una Patriot, io che tra i tubi che sgocciolano sono nata, nei Livelli bassi dove nemmeno più la luce solare arriva. Davanti ai miei occhi ho la folla dei miei ammiratori. Le persone che pensavano li avrei delusi, prima o poi. La mia famiglia, saluto la mia famiglia nelle prime file del pubblico; credevate non ci sarei riuscita, a risollevarmi da voi, che avrei perpetrato il vostro destino di gente perduta, il vostro futuro accorciato.

Non ce l'ho con voi. Non potevate fare altro che credere questo. E' il vostro life-style; quello che tocca a chi nasce nei bassifondi di Metropolis. Non ce l'ho con voi, vi amo, madre e padre, perché ora siete fieri di me, che da voi mi sono distinta.

E poi saluto chiunque mi abbia amata. Perché è stato succhiando il loro amore che ho ricavato energia. L'anabolismo della mia esistenza. La forza di andarmene. Vorrei dire a ognuno di voi un grazie differente, e vorrei che capiste quanto sono stata sincera e pura e nobile nell'usarvi.

Avete regalato carne alla mia soggettività. Mi avete lasciato sentire la rabbia e combattere contro di voi. Mi avete scopata. Mi avete permesso di autodistruggermi, più volte. Grazie, perché nell'autodistruzione mi sono spesso ritrovata. E ora sono qui.