Monday, July 28, 2008

ALLONTANAMENTO-The deads



Il prefabbricato sembrava da fuori una grossa cassa di legno sporco. Non era stato difficile trovare un nascondiglio, il Livello 0 era un caos di rovine e pezzi architettonici, le abitazioni non si distinguevano dalle costruzioni abbandonate, la fatiscenza di quelle tane era tale da far sembrare Metropolis antica una città fantasma.
Era impossibile perfino dai Livelli Alti riuscire a vedere nella sua interezza il Livello 0. La terraferma, il piano di quella preistorica crosta terrestre, era ormai una realtà che per molti nemmeno esisteva, e le era stato dato il nome di Zona Residuale.
La parte antica della città si estendeva in orizzontale su un'area che pareva interminabile, ben oltre la curva terrestre. Molte zone erano disabitate, quello che un tempo dovette essere stato un centro storico cadeva a pezzi; facilmente nelle piazze della città vecchia si vedevano cattedrali sventrate, che mostravano il loro costato esile e acuto, o palazzi crollati.
Le radici delle Torri emergevano dal terreno bucandolo, senza nemmeno tentare di commistionarsi alle costruzioni circostanti. Dove sorgevano le Tre Torri un pezzo di città antica era andato completamente distrutto, e per sempre.
Il disprezzo del moderno verso l'antico. Del verticale verso l'orizzontale.
A Metropolis molti abitanti nemmeno immaginavano che vi fossero delle possibilità diverse alla verticalità; l'altezza, il vuoto, il nulla chilometrico del cemento armato in ascesa sembravano ormai iscritte nello stesso codice genetico dell'uomo.

Sunday, July 13, 2008

ALLONTANAMENTO-Captivus



La stanza due metri per uno non era decisamente costruita per accogliere un essere umano, non per lungo tempo almeno. C'era l'essenziale per poter vivere ad un livello elementare, come se la vita potesse riassumersi in poche funzioni; ma quando c'era di mezzo la politica vera, quella dei poteri occulti, i diritti umani diventavano nient'altro che una grande cazzata, a Metropolis.

C'era la branda, rigida, e poi un piccolo catino con una brocca d'acqua, quasi sempre vuota, per bere e lavarsi. E poi uno sgabello, in uno dei quattro angoli, vicino alla porta sigillata. E un water, minuscolo. L'intero volume della stanza era invaso da odore di cesso.

Skull rimaneva steso sulla branda di assi di legno che gli era stata approntata per dormire e per passare il resto della giornata; non era possibile camminare se non per un paio di passi. Fissava il soffito di legno chiaro, la lampadina che emetteva una luce molto forte, quasi abnormemente forte, il suo passatempo era lasciare che gli si bruciasse ogni pigmento della retina, osservando la lampadina a lungo senza chiudere le palpebre, fino a che il campo visivo non fosse diventato interamente oscuro, con solo qualche lampo fluorescente fucsia o verde, che erano i fantasmi della lampadina stessa che permanevano nel suo occhio.

Cercava di non pensare al perché si trovasse lì, di quale complotto fosse caduto vittima, perché in quelle condizioni non gli rimaneva altro che cercare di dimenticarsi di essere lì. Non aveva idea del tempo che era passato dal giorno del rapimento, aveva realizzato che la soggettività non aveva nessun modo per contare i secondi, o i giorni, e che poteva essere lì da un tempo lungo così come irrisorio, a volte pensava da sempre e per sempre. La lampadina rimaneva sempre accesa, gli sfasava i ritmi circadiani; dentro quella incubatrice, che immaginava vista da fuori simile ad una grossa cassa di legno, la sua psiche aveva costruito una realtà del tutto deforme rispetto a quella che lo circondava, a qualche centimetro di spessore più in là.