Quella mattina il sole sorse cupo su Metropolis. La sua luce illuminava un cielo tossico, apocalittico, le Tre Torri proiettavano le loro ombre mastodontiche sulla distesa di decadimento degli elementi sottostante.
Malgrado fosse appena l'alba, il mercato popolare del Livello 0 brulicava già di bande e vecchi straccioni nipponici. Una massa di carne umana desolata, in cerca di provviste e in attesa di un Messiah.
Le esili bancarelle esponevano cibo luccicante, a causa delle lacche usate per rallentare il processo di decomposizione. Tra tutto quell'ammasso sudicio di umanità e abitazioni, trovare un rifugio in cui nascondere Skull era stato uno scherzo.
Era bastato prendere veloci accordi con i Tronical, una banda di locali che teneva sotto controllo il quartiere, per ricevere in cambio di schifosissimo credito protezione e alloggio. Un vincolo di ospitalità che garantiva, con buona probabilità, la conservazione della vita.
Skull venne svegliato dal rumore e dagli schiamazzi lontani. Non aveva idea del momento della giornata in cui si trovasse, ma qualcosa gli faceva presentire che fosse mattina.
Sentiva una specie di energia nuova nelle gambe, qualcosa di simile alla vita, e per la prima volta dopo un tempo indeterminato comprese di essere prigioniero. Desiderava ardentemente che in quella giornata succedesse qualcosa, che il tempo non trascorresse tutto uguale a se stesso, perché in qualche modo si sentiva legato alla realtà, percepiva se stesso aldilà dello spazio chiuso in cui si trovava, Metropolis attorno a sé, gente, cose vivide che stava lentamente dimenticando.
Girava nervosamente nello spazio ristretto, il pavimento su cui poteva camminare gli appariva disumanamente piccolo, ogni tanto allungava le braccia verso le pareti; le avrebbe volute colpire, ma si sarebbe solo innervosito ancora di più nel constatare la propria impotenza. Il battito cardiaco accompagnava la sua agitazione.
Un uomo sulla trentina, dall'aspetto efebico, dai tratti asiatici gentili, camminava in mezzo alla folla, stagliandosi del tutto da essa, come se riuscisse in mezzo a tutte quelle persone a essere profondamente solo. Il suo nome era Shi Huang, un nome che da questa prospettiva non contava assolutamente nulla. Perché a Metropolis era tutto una questione di punti di vista.
Tuesday, August 05, 2008
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