Wednesday, October 22, 2008

ALLONTANAMENTO DELL'EROE-Corpus Christi

Aprendo la porta la piccola stanza era stata invasa di luce, la ragazza ebbe un moto di disgusto per il forte odore di rifiuti umani acidi, tanto da farle lacrimare gli occhi. Vide il prigioniero steso sulla branda approntata per il sonno, il suo sguardo era fisso nel vuoto, aveva un accenno di sorriso ebete agli angoli della bocca.

Pasiòn provò pietà per le condizioni dell'uomo. Dietro la magnificenza di quel nome, Skull, dietro l'importanza dell'idea di quella persona non si celava altro che un corpo ignobile, come in ogni altro essere umano.

Si avvicinò all'uomo disteso, si posò sopra di lui e gli mise un braccio dietro la schiena, per metterlo seduto. La ritualità dei movimenti illuminava i suoi gesti di una grande dolcezza materna.

Riempì una bacinella d'acqua, e la pose sotto i piedi di Skull. Gli levò i calzari, l'uomo sembrava privo di coscienza, o comunque altrove con lo spirito. A contatto con l'acqua fredda ritrasse i piedi, ma lei li bloccò con una mano, e li ricondusse verso la bacinella. Con la mano libera raccolse nel palmo dell'acqua, e la lasciò cadere sulle caviglie; l'acqua scivolava sul tallone, produceva un rumore fresco e delicato.

- Skull, noi ora parleremo.

Sunday, October 19, 2008

ALLONTANAMENTO DELL'EROE-Il quarto giorno.


I pensieri erano cattedrali. Gli balenavano in continuazione istanti di luce davanti agli occhi. Aveva sete. Gli arti erano rami secchi, fibre sottilissime e nodose. L'odore di escrementi era fortissimo e variegato.

Non si era ancora fatto vivo nessuno. Il mondo sembrava andare avanti senza di lui come se la sua scomparsa fosse del tutto normale. Non era possibile che lo avessero dimenticato lì. Forse era semplicemente morto. Stava sognando, nell'ultimo sogno che è attività elettrica residua che va spegnendosi progressivamente. Scivolava nel buco nero dello spirito.

Non era in una cassa di legno. Non era nemmeno a Metropolis. Anzi, Metropolis era il frutto di un altro suo sogno, di un qualche sogno precedente, prodotto da sinapsi più energetiche e neuroni più freschi. Un mondo spendido, frutto di una Ratio divina. La matematica priva di approssimazioni. Tre Torri mastodontiche all'interno delle quali brulicavano flussi umani ordinati. La dimostrazione che non c'è relatività, né indeterminazione, la materia era discontinua ed avviluppata nella sfera di Dio stesso.

Qual era dunque la vera realtà? Dove aveva vissuto fino a quel momento? Aveva perso tutti i dati visivi in memoria, lobi occipitali disconnessi, di quella vita sentiva solo gli odori di liquame, e la sensazione di caldo umido addosso. Aveva il corpo pervaso di emozioni che gli rotolavano dentro come topi.

Le sue Torri. Quell'estetica perfetta, degna di ogni regime. Erano bellissime.

Erano un sogno appena passato. Ora i neuroni erano privi di sangue da qualche ora, Metropolis era troppo faticosa da concepire. La cassa era il prodotto onirico di neuroni flosci; ma non esisteva realmente. E presto anch'essa sarebbe diventata troppo difficile da pensare. Troppe variabili, per costruirne una rappresentazione mentale.

Con le ultime scosse di attività cerebrale sarebbe tornato feto. La vita prima del pensiero. Si sarebbe aperto sotto la sua schiena un portale acquoso, e sarebbe scivolato via in un tunnel amniotico. Galleggiando avrebbe visto nell'abisso la luce. La luce fredda del mondo.

Sunday, October 12, 2008

ALLONTANAMENTO DELL'EROE-Il terzo giorno.



Lo scheletro umano occupa un volume di poco più di 0,006 metri cubi. Da sdraiato occuparne meno che da eretto. Ma è un'illusione percettiva, nonché un errore logico. L'area di base...difficilmente calcolabile da quella posizione. Rispetto ai suoi occhi, le linee di lunghezza andavano a convegere in un'unica fuga all'orizzonte. Ma si interrompevano subito nella corsa, sbarrate dal fondo della cassa in cui si trovava.
Skull produsse un'immagine di sé tridimensionale, sdraiato, nella stanza; mentalmente la ruotava e cercava di descriverne le variabili fondamentali, semplici e secche come archetipi: lunghezza, profondità e altezza. Allora si rese conto che da quella posizione gli sarebbe mancato poco, dai suoi piedi al fondo della stanza, solo lo spazio della porta, lunga all'incirca quanto le sue gambe. 1,30 metri, arrotondato al decimetro.
E poici sarebbe stato da calcolare la profondità. Quante volte le sue spalle coricate sarebbero state nella parete dietro la sua nuca.
Desiderò alzarsi in piedi. Voleva misurare a falcate e spanne quello spazio angusto, l'altezza saltando verso il soffitto, la lunghezza e la profondità misurando il perimetro con le spalle, ma non riusciva, le sue gambe erano bloccate da morse roventi.
Misurò a occhio. Concluse che ci fosse poco spazio, per lui, in quel buio, troppo poco per poter rimanere del tutto razionali. E che facesse tutto parte del piano.
Vorranno estorcermi informazioni, pensò, e la tattica è semplice, basata sul panico -. Nulla provoca più panico nell'essere umano che il non poter andare oltre una qualsiasi barriera. Un umano non tollera confini. Inizialmente.
Ma poi si adatta; l'essere umano chiama "casa" ogni prigione in cui viene messo.

Monday, October 06, 2008

ALLONTANAMENTO DELL'EROE-Il secondo giorno





Muoviti! muoviti! - comandava al proprio piede sinistro, che però non sembrava voler rispondere. Era come se una forza contraria lottasse per non farlo muovere; non voleva consumare con un movimento le ultime gocce di energia vitale.
Il cuscino su cui teneva appoggiata la testa crepitava. Sentiva quel suono direttamente nel timpano. Era come se nel suo orecchio si fosse intrappolata una mosca, un'orrenda mosca grassa con l'esoscheletro ricoperto di setole. Per la prima volta in vita sua, estraniandosi totalmente da sé, si era reso conto di avere una percezione uditiva.
Eppure la mia testa è fumo, pensava Skull. Avrebbe giurato che fosse immobile. Doveva dunque trattarsi di impercettibili contrazioni muscolari, scosse di ossicini che davano forma a un rumore. Quel genere di cose infinitesimali che i sensi umani non riescono a cogliere e che sono indice di purissima attività cerebrale. La porzione solitamente invisibile del reale.
Si sentiva in fondo fortunato per tutta quella comodità, era consapevole del fatto che potesse anche andargli peggio. Invece in quella urna non gli mancava nulla; aveva l'indispensabile per sopravvivere; a parte la conoscenza del senso e del tempo di ciò che era accaduto.
Come mai non si faceva vivo nessuno? Non era comparso nessun aguzzino, e non ne aveva nemmeno avvertito la presenza con i mezzi telepatici. Solo il gran vociare della folla al mercato il giorno - o due - o anche tre - precedente, cui però era seguito un silenzio immateriale.
Con orrore iniziava a credere di essere in un cimitero marciscente, in uno di quelli del Livello 0; aldilà della parete di legno, forse terra, e morti seppelliti.