Era come vedere Metropolis in sogno. Il che equivaleva ad averne un immagine che si riverberava nel magma dei circuiti limbici; era un formicaio di dettagli e atomi, ma anche una visione d'insieme mastodontica. Un'architettura informativa talmente bella che Shi Huang ad ogni connessione ne rimaneva colpito.
Il flusso puntiforme del presente si allargava, distendeva ali enormi e geometriche di logica e causa-effetto. Il presente diventò solido, la materia si dissolse. Sentiva il battito cardiaco diventare molle. Pulsazioni che ronzanavano nelle orecchie, calde. La realtà era un riverbero amniotico.
Era entrato nel primo livello di accesso della rete di Noesis, quella in cui lo spazio circostante veniva generato dalle proiezioni mentali del soggetto connesso. Il Black Mirror aveva una capacità di analisi nettamente inferiore, riuscendo a raccogliere indizi sull'individuo che al massimo superavano due nodi di catena associativa. Le immagini proiettate erano funzione dei desideri primari dell'individuo, e pertanto avevano sempre i tratti grotteschi della pubblicità, o dei forum televisivi in cui si educavano le masse al giudizio morale.
La capacità di analisi di Nòesis andava ben oltre le catene associative. Si calava a fondo nei flussi semantici e nelle dinamiche edoniche dei soggetti per scavare nei loro desideri più intimi. I colori delle strade, le atmosfere, l'intero codice visivo era un'architettura straordinaria per ognuno, ne rappresentava il suo personale ideale di sublime. Shi Huang volse lo sguardo verso uno dei più bei tramonti che avesse mai visto.
Si stupiva sempre dell'ipersessualizzazione delle pubblicità tarate sui suoi bisogni; il sesso in fondo non era uno dei suoi interessi primari, anche se deduceva che dovesse essere uno dei suoi maggiori desideri. O forse non c'era nulla di anormale in tutto ciò, chiunque entrasse nella rete generava attorno a sé un campo fortemente pornografico. Per questo nonostante fossero in moltissimi ad essere connessi, ci si sentiva estremamente denudati e soli.

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