Sunday, February 08, 2009

ALLONTANAMENTO DELL'EROE-Metazoi




Decise di doversi distaccare dalla sensazione piacevole che lo invitava a rimanere in quel luogo, le strade della città erano ricoperte di sesso e tristezza che lo richiamavano a rimanere lì come sirene. Si diresse verso un porticato che in fondo diventava di un buio nero, percependo il boato dell'altezza a cui si trovava. Le mura erano spoglie, non c'erano pubblicità, dunque doveva essere riuscito a concentrarsi sull'obiettivo del trovare un'accesso ad un livello di ordine diverso di Nòesis.

In fondo al porticato il buio era molto denso, avanzando si sentiva aumentare il peso corporeo, doveva trattarsi di un portale d'accesso ad un altro parallelo virtuale. Shi Huang serrò gli occhi quando sentì di essere prossimo al salto.

In uno spazio euclideo ogni funzione continua che porta la palla unitaria in sé stessa ha un punto fisso. In uno spazio euclideo ogni campo vettoriale continuo sulla palla unitaria tale che sul bordo della palla punta verso l'interno o è tangente al bordo deve avere un punto di singolarità all'interno della sfera.

Sfera. Era una sfera. Era passato dal livello della mente a quello della meditazione – vaso vuoto – ora la sua esistenza era pari a uno sciame di quanti. Metropolis sembrava un enorme cristallo che diffrangeva il tramonto; sulle torri, perfette nella forma, sembrava colare un liquido arcobaleno. Era una sensazione stupenda.

Shi Huang era entrato nel vivo di Nòesis, la varietà di effetti ottici erano il risultato di come i suoi sensi potessero ricostruire un'informazione così ordinata. C'era qualcosa di teso nell'aria, in qualche modo l'uomo non volle fidarsi della bellezza che gli stava attorno, era tutto frutto di quel progetto che lui stava cercando di minare. Si rese conto di essere ricoperto di parassiti, che si nutrivano delle particelle che scivolavano dal suo corpo e lo analizzavano statisticamente. Non erano passati che pochi secondi, e Nòesis lo stava accogliendo.

Fece un passo, dirigendosi con una specie di nebbia sotto i piedi. Non sapeva su che cosa si stesse reggendo, poteva scivolare nel vuoto da un momento all'altro. Ma si sentì sicuro, percependo di avere del terreno sotto i piedi. La rappresentazione della città, attorno, era desolata. In pochi riuscivano ad accedere a quell'ordine di Nòesis, e comunque non a quell'ora della notte.

Il ponte piegava in un porticato, illuminato a giorno dall'esterno; le ombre degli archi trilobati si riflettevano nette e inclinate. Non poteva fare a meno di restarne in parte ammirato. Camminando si sentì come risucchiato da una forza magnetica, una bolla di necessità che lo spinse con un brivido di smarrimento davanti ad un ingresso diroccato, recante un'insegna luminescente al neon: “Bar Metropolitan”.

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