Sunday, January 25, 2009

ALLONTANAMENTO DELL'EROE-Rientry.




Si mise a sedere alla scrivania. Indossò le cuffie da connessione, colto da un'improvvisa inquietudine. Doveva assolutamente vederci chiaro, era stanco perdersi a rincorrere pensieri. Nel suo cervello correvano onde armonizzate, dalle cuffie iniziava a provenire il fischio che le sintonizzava. Rimanendo per un po' all'ascolto, quel suono avrebbe prodotto scariche piacevoli lungo l'addome.

Non comprendeva come mai James fosse morto, si trattava di un disegno troppo assurdo, non rispondeva a nessuna logica politica di profitto. Quali erano le parti in gioco? Sembrava non esserci nessuno realmente interessato a quella morte. Eppure qualcuno aveva scelto di comandare ai propri muscoli quell'atto, qualcuno aveva agito. E se pure fosse stato folle, aveva comunque un piano.

Shi Huang sapeva di averlo amato. Se lo era ripetuto per tante di quelle volte, durante la Formazione, di essere disposto a dare la propria vita per James che era diventato un pensiero automatico. "Ho amato James", accompagnato da ricordi in cui lo aveva detto anche a lui, e non gli era piaciuto il modo in cui pronunciava la parola "Amo", o l'espressione stupida che sentiva di avere in quei momenti.

Serbava rancore per i Patriot, in quel momento, dubitava che fossero a conoscenza di nulla. Doveva accedere alle frange virtuali di Nòesis che costituivano l'unica rete virtuale possibile. Non sarebbe stato notato, come sempre, perché quelle bolle erano come le banlieu a Metropolis, anfratti bui di conoscenza che non venivano mai toccati da nessuna coscienza artificiale. Dove per raccogliere informazioni si rovistava in spazzatura gnoseologica.
In fondo le informazioni che raccoglieva e divulgava erano sempre briciole di qualcosa, quell'attività di terrorismo informativo nel quale era coinvolto con il progetto Patriot riusciva a malapena a cogliere l'interesse della gente. Non avrebbero mai saputo risvegliare delle coscienze, probabilmente.

Non aveva nessun senso prendersela con un pesce così piccolo.
Eppure solo il fatto che fosse ormai ai vertici dei Patriot, poteva fare di James la preda di qualcuno.

Il massimo che riusciva a sentire al pensiero che James fosse morto era di essere stato ridicolo nel dirgli "Ti amo". Onde sonore e onde cerebrali insieme. Unite in matrimonio e in psichedelia per essere edonismo puro. La connessione stava per compiersi.

Perfect match. La sua attenzione aveva scansito tutte le probabili connessioni tra gli eventi attribuendo ad ognuna di esse un senso strategico in base alle regole codificate della politica, ed un valore numerico pari alla probabilità che fosse l'interpretazione corretta. Finché una di queste non aveva iniziato a lampeggiare.

L'uccisione di James era un'esca. La selezione per i Giochi Gladiatori (vedi: marzo-aprile 2008) lo aveva reso visibile a tutti, e attraverso micromanipolazioni semantiche nella notizia avevano instillato il dubbio nella gente che si trattasse di un personaggio da cui prendere le distanze. E poi l'uccisione. Domani la notizia verrà diffusa. Shi Huang cercherà poi di diffondere clandestinamente una verità più consone ai fatti. Ma tra le due versioni risulterà più attraente quella istituzionale. L'uomo selezionato come il partecipante al festeggiamento più maestoso di Metropolis ucciso perché un Patriot. E a quel punto gli autori del piano sarebbero rimasti ad attendere anche il minimo passo falso.
Doveva essere opera del Gran Consiglio. Ma l'unico modo per saperlo con certezza era non nascondersi tra i rifiuti informativi, bensì irrompere nel palazzo del sistema di comunicazione governativo direttamente dalla porta principale. Necessitava di un certo habitus per farlo. Si sentiva come se stesse per recarsi ad un ricevimento di gran gala.

L'interferenza di connessione era terminata. Brivido lungo la schiena. E ora, concentrazione.
Silenzio. Espira. L'aria fuoriusciva come vento dietro le orecchie. Silenzio. Inspira. Aria nei polmoni come acqua dissetante.
Shi Huang aveva la netta impressione di essersi già trovato in questa parte del racconto.

Thursday, January 15, 2009

ALLONTANAMENTO DELL'EROE-Toxic



- Agente WS, mi riceve? - l'uomo apparso nello schermo del Black Mirror aveva percepito la disattenzione di Shi Huang.
- Maggiore Ichi, la ricevo bene. Attendo istruzioni
L'anziano uomo alzò impercettibilmente un sopracciglio; quella microscopica tensione dell'espressione lasciò trapelare un che di fastidio. Shi Huang si domandò se forse non stesse esagerando nel mostrarsi indifferente alla notizia. Tutto ciò non durò che qualche centesimo di secondo.
- Non bisogna lasciar trapelare la notizia. Domani le verrà chiesto dal Responsabile del Dipartimento Informazioni di fornire pubblicamente dati sul vincitore dei Giochi Gladiatori. Lo faccia. Necessitiamo di un diversivo per condurre altre indagini.
Ci fu una brevissima interferenza nella comunicazione.
- Questo canale non è più sicuro. Ci sentiremo presto.

Lo schermo del Black Mirror tornò in medias res a trasmettere uno spot pubblicitario. Le comunicazioni private tra Patriot venivano sempre ricoperte di pubblicità.

Shi Huang si alzò. Sentì la necessità di fare qualcosa per sgranchrsi lo spirito, si sentiva intossicato di lavoro. Della sua vita privata non rimaneva più molto, però, l'unico spazio che era riuscito a ritagliarsi interamente per sé era l'assurdo hobby di registrare dal suo Black Mirror filmati di qualsiasi tipo che includessero immagini di Metropolis. Spesso quando gli spot pubblicitari irrompevano nel flusso delle sue azioni, ne registrava quelle parti; a volte si trattava invece di registrazioni di spezzoni di comunicazioni segrete. Era un passatempo solitario, una routine contemplativa, del tutto inutile.

Ma anche l'unico modo per cogliere uno scorcio di bellezza. E dare un senso al suo ancora più solitario passatempo del cercare di salvare Metropolis.

Decise che fosse il caso di iniziare a vederci chiaro, in tutta quella storia.


Thursday, January 08, 2009

ALLONTANAMENTO DELL'EROE-Panta rhei.




E quante altre persone stavano morendo in quel preciso istante a Metropolis? Gli pareva strano essere tornato a fare quei pensieri, il cui contenuto apparteneva al suo passato, quando era solito perdersi nell'interrogativo etico del Che fine faremo. Non gli sembrava vero che potesse essere esistito un momento della sua vita così fortemente improntato all'etica, ad un bruciore di insoddisfazione per le cose che gli corrodeva lo stomaco, al desiderio di dare a Metropolis una soluzione.

Centinaia di persone stavano morendo in quell'inferno di città, e a lui importava meno di zero. E questa cosa gli sembrava profondamente sbagliata. Ma in fondo era nella natura stessa di quel mondo così creato da un tempo talmente remoto da credere profondamente che quella fosse l'unica realtà possibile; era nei memi di chiunque nascesse a Metropolis il fatto che, non appena sufficientemente adulti da poter iniziare a produrre, si cercasse ogni modo per sfuggire da quella realtà.

Una questione di soglie percettive, probabilmente. Il vivere in società che obbligavano l'essere umano ben oltre le sue capacità di essere benefico, lo costringeva a trovare una qualsiasi soluzione distrattiva. Potevano essere le parole scambiate tra persone, l'anestetico, o gli stessi Black Mirror, il cui potere di seduzione sembrava essere ormai immenso. L'insoddisfazione stessa sembrava aver drogato tutti.

Nessun cervello umano avrebbe mai potuto computare tutte le variabili con cui si imbatteva istante per istante. Già a quel modo era obbligato ad eseguire una quantità innaturale di calcoli per pianificare anche il comportamento più semplice.

Alzare le soglie di percezione della realtà, quindi, per salvarsi da quella tragedia che era la vita quotidiana. Per non vedere quanto veloci possano scorrere gli anni sprecati.

Sunday, January 04, 2009

ALLONTANAMENTO DELL'EROE-Anestesia




Sussultò quando vide comparire sulla piccola lente-schermo semitrasparente del Black Mirror il volto del Maggiore Ichi. Non sembrava avere le consuete rughe che lo contraddistinguevano, anzi non rimaneva in quella trasmissione nulla della sua apparenza poco fresca, anelastica. Nel video pareva piuttosto un uomo amichevole, dall'aspetto giovanile e che non avesse ancora avuto modo di afflosciarsi sotto il peso del comando.

- Agente, ho una comunicazione ugente da farle - disse la voce nella cuffia posizionata nell'asticella del Black Mirror, dietro un orecchio; aveva un'intonazione grave.
- E' accaduta una cosa, necessitiamo del suo ausilio - Shi Huang rimase in ascolto, aspettandosi quasi per necessità logica una notizia che lo avrebbe scosso.
- L'Agente Morrison - Shi Huang guardava il riflesso del proprio occhio - è stato ucciso questa notte. I nostri analisti lo avevano intuito, ma tutt'ora non sono in grado di fornire una spiegazione concorde.

In qualche modo anche lui se lo aspettava. Shi Huang ricordava i modi inquieti dell'ultima volta che lo aveva visto (v. 29/01/2008). Sembravano trascorsi già dei mesi. Ma forse non era passato nemmeno un intero giorno. Quando era potuto succedere? Il Maggiore Ichi non era sceso in dettagli. Shi Huang visualizzava davanti a sé il corpo senza vita di James. Quanto tempo gli ci era voluto per morire?

Non gli aveva detto nemmeno quando era accaduto. Doveva essere un avvenimento di poco successivo al suo rientro in casa, quella sera. Poco dopo che aveva lasciato il flat di James dovevano essere entrati; il tutto sarà avvenuto certamente in fretta, non più di pochi secondi. Probabilmente mentre la striscia magnetica della sua chiave passava nella serratura del suo modulo abitativo. O forse mentre era ancora in ascensore.